Protesi

Le protesi articolari sono dispositivi meccanici concepiti per sostituire, in parte o in toto, una articolazione interessata da patologie degenerative altamente invalidanti, quali l'artrosi, ripristinandone la funzionalità.

Esistono protesi per tutte le articolazioni: maggiormente utilizzate sono quelle per l’articolazione dell’anca e del ginocchio.

Meno utilizzate quelle per le articolazioni della spalla, della caviglia, del gomito, del polso e per le articolazioni della mano.

I materiali utilizzati per la realizzazione di questi componenti protesici (biomateriali) sono prevalentemente leghe metalliche di Titanio, Cromo Cobalto Molibdeno, Acciaio, materiali bioceramici e polietiliene ad altissimo peso molecolare, materiali in uso clinico da oltre 50 anni che hanno dimostrato eccellenti doti di biocompatibilità ed affidabilità.

Le componenti protesiche possono essere fissate direttamente all’osso (protesi ad ancoraggio biologico) oppure mediante utilizzo di speciali cementi acrilici (protesi cementate).

La scelta tra queste due opzioni viene fatta dallo specialista ortopedico previa valutazione di diversi parametri quali l’età biologica del paziente, il grado di attività dello stesso, la qualità dell’osso.

Protesi d'anca

Le protesi d'anca rappresentano la soluzione di eccellenza nel trattamento chirurgico delle patologie osteoarticolari croniche degenerative quali artrosi, artriti, necrosi avascolari della testa femorale o nelle patologie traumatiche (frattura del collo femorale nell'anziano).

Gli interventi di sostituzione protesica dell’anca, introdotti nella seconda metà del secolo scorso, dopo una fase pionieristica sono ormai diventati di routine nella maggior parte degli ospedali.

Le esperienze acquisite in 50 anni di utilizzo clinico hanno contribuito a determinare gli attuali standards in fatto di materiali, strumenti e procedure chirurgiche rendendo questo tipo di intervento efficace, affidabile e durevole.

Le attuali statistiche attestano in circa 15 anni la vita media di una protesi d’anca. La durata di un impianto endoarticolare tuttavia è subordinata a molteplici fattori, variabili nel singolo individuo, quali lo stato fisico ed il peso corporeo, il livello di attività , fattori metabolici. Inoltre, tecnica chirurgica ed esperienza dell’operatore rivestono un ruolo di primo piano nella buona riuscita dell’impianto.

Le protesi totali d’anca sono generalmente costituite da quattro elementi:

lo Stelo femorale: viene impiantato nella parte prossimale del femore, dopo la resezione della testa femorale e la preparazione della sede mediante apposite raspe.

la Testina articolare: viene inserita su di un innesto conico presente sul collo dello stelo.

Il Cotile, o coppa acetabolare: viene impiantato nella cavità acetabolare del bacino dopo preparazione della sede ossea mediante appositi alesatori.

l’Inserto articolare: viene inserito ad incastro nella coppa acetabolare; dispone di una sede concava nella quale si alloggia e si articola la testina articolare.

Un’anca artificiale, per quanto costituita da materiali di ottima qualità, non è così resistente e duratura come un’anca naturale sana e non vi sono garanzie che possa durare per il resto della vita utile di un paziente. Le componenti articolari sono comunque soggette ad usura e andranno necessariamente sostituite con delle componenti nuove.

In particolare l’usura interessa l’inserto del cotile, normalmente in polietilene: il movimento della testina femorale al suo interno, abbinato al carico, ne determina l’usura che porta a dover “revisionare” l’impianto.

Allo scopo di prolungare la la vita utile dell’articolazione artificiale, posticipando il più possibile un eventuale intervento di revisione, negli ultimi anni sono stati introdotte soluzioni atte a minimizzare o evitare il fenomeno dell’usura:

  • inserti in polietilene ad elevata reticolazione (più resistente all’usura) anche con aggiunta di vitamina E antiossidante;
  • accoppiamenti articolari (testina/inserto) a bassissima usura ceramica-su-ceramica (testina e inserto in bioceramica).

PROTESI DI GINOCCHIO

Le protesi di ginocchio sono state introdotte in epoca successiva rispetto alle protesi d'anca.

La loro diffusione sistematica è iniziata verso la fine degli anni ’70 del secolo scorso. Negli ultimi 20 anni i risultati clinici riportano esiti buoni o eccellenti (recupero della normale funzionalità  con scarsa o nulla sintomatologia dolorosa) nel 90-95% dei casi, con sopravvivenza degli impianti a oltre 10 anni.

Queste protesi sono sostanzialmente da considerare protesi di rivestimento, in quanto sostituiscono le superfici articolari del femore e della tibia danneggiate dalla patologia degenerativa senza essere ancorate all’interno dell’osso come nel caso degli steli per anca (protesi di ginocchio con ancoraggio endomidollare mediante steli vengono utilizzate solo in casi particolari o di revisione).

Una protesi totale di ginocchio è costituita da 3 elementi:

Una componente femorale metallica, che viene fissata alla parte distale del condilo femorale.

Una componente tibiale metallica, che si fissa alla faccia superiore del piatto tibiale.

un inserto articolare in polietilene, che si fissa al piatto tibiale e si interpone ai due componenti metallici fungendo da “menisco”.

A questi elementi può aggiungersene un quarto, la protesi rotulea, che viene fissata alla faccia articolare della rotula.

Anche l’articolazione artificiale del ginocchio, per quanto costituita da materiali di ottima qualità , non è così resistente e duratura come quella naturale sana e non vi sono garanzie che possa durare per il resto della vita utile di un paziente. Le componenti articolari sono comunque soggette ad usura e andranno necessariamente sostituite con delle componenti nuove.

Anche in questo caso l’usura interessa l’inserto articolare in polietilene: il movimento della componente femorale sull’inserto, abbinato al carico, ne determina l’usura che porta a dover “revisionare” l’impianto.

Contrariamente a quanto avviene nelle protesi d’anca, per il ginocchio non sono ipotizzabili accoppiamenti a bassissima usura (ceramica-su-ceramica o metallo-su-metallo). Per minimizzare l’usura del polietilene si è intervenuti sul materiale stesso, introducendo l’utilizzo di polietilene ad elevata reticolazione, e sulla finitura delle superfici articolari metalliche (Permedica applica alle proprie protesi di ginocchio l’innovativa tecnologia di finitura MICROLOY®, che consente di ottenere superfici articolari con valori di rugosità  estrememente bassi che riducono l’attrito e abbassano drasticamente  i livelli di usura.

Protesi conservative

L’aumento della vita media, con conseguente richiesta di buona qualità  della stessa, e i miglioramenti nelle tecniche e nei materiali utilizzati, hanno indotto un sempre maggior numero di pazienti, afflitti da patologie articolari, a ricorrere alla sostituzione protesica anche in età  relativamente giovanile.

Questi pazienti, ancora molto attivi e con una lunga aspettativa di vita, necessitano di soluzioni protesiche “conservative”, mirate cioè a preservare il più possibile il patrimonio osseo in previsione di una o più future revisioni.

Date le loro caratteristiche, queste protesi permettono altresì l’utilizzo di tecniche di impianto “minimamente invasive”, che prevedono cioè incisioni chirurgiche di dimensioni ridotte e conseguentemente un recupero funzionale più rapido.

Protesi d’anca di rivestimento 

Sono costituite da una calotta metallica che ricopre la testa femorale ed un cotile dedicato (monoblocco) che riveste la cavità  acetabolare. L’articolazione metallo-su-metallo evita i problemi di usura. La calotta di rivestimento riproduce dimensionalmente la testa femorale originale e garantisce un ampio raggio di movimento.

Questa soluzione permette di ripristinare la funzione articolare evitando l’impiego di uno stelo, preservando quindi totalmente il patrimonio osseo della regione prossimale del femore lasciandolo disponibile per una eventuale futura revisione.

 

Protesi d’anca metafisarie 

Sono costituite da steli femorali progettati per ancorarsi nella zona metafisaria. Possono essere a conservazione totale o parziale del collo femorale e prevedono un sacrificio osseo minimo con preservazione della regione diafisaria, rendendola così disponibile per una eventuale futura revisione.

Si completano con una testina articolare di tipo standard ed una protesi acetabolare del tipo normalmente utilizzato per le protesi totali d’anca.

Possono disporre di collo modulare che rende possibile una più accurata riproduzione dell’anatomia e della biomeccanica fisiologiche.

 

Protesi monocompartimentali di ginocchio

Sono protesi che sostituiscono solamente la parte articolare danneggiata dalla patologia degenerativa, prevedono una minima asportazione ossea e preservano integralmente il condilo controlaterale e l’apparato legamentoso. Sono generalmente utilizzate nelle gonartrosi monocompartimentali mediali nel ginocchio varo.

Si costituiscono di una componente femorale metallica, che riveste il condilo danneggiato, e da unacomponente tibiale in polietilene che ricopre la superficie corrispondente sulla tibia (emipiatto tibiale). La componente tibiale può anche essere composta da due elementi: un piatto metallico (metal-back) da fissare all’osso sul quale si fissa un inserto articolare.

 

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